giovedì 10 marzo 2016

Facciamo luce sul decreto mutui


Qualche giorno fa, l'ipotesi di mettere mano ai contratti di mutuo ha scatenato il panico nonché l'ira delle opposizioni (Lega e M5S in particolare).

Si parlava di una clausola, retroattiva anche sui mutui già in essere, che permetteva alla banca di vendere l'immobile sul mercato dopo appena 7 rate non pagate o in ritardo, 7 rate che potevano essere anche non consecutive.
Non solo, ma qualora il valore di vendita fosse stato inferiore al valore del mutuo, il debitore sarebbe stato non solo sfrattato da casa, ma avrebbe dovuto continuare a pagare alla banca la differenza.
L'ennesimo aiuto alle banche?

Va bene tutelarle le banche dall'insolvenza ma nell'ipotesi di un mutuo di 100 mila euro, con una rata mensile di 4-500 euro, 7 rate non pagate sarebbero meno del 4%. Può davvero, un debito irrisorio (3500€ nell'esempio) rischiare di mettere in ginocchio una banca, specialmente in prossimità della scadenza del mutuo, quando ormai il grosso degli interessi è già stato pagato?
E se la banca sfruttasse questa clausola per (s)vendere l'immobile a una società amica, continuando a farsi pagare dal debitore?
Uno scenario inquietante.

In questo clima chi mai si fiderebbe più? Ha senso una manovra del genere, in un momento in cui, con molta fatica, il mercato immobiliare sta ripartendo?

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La proposta di decreto è cambiata nei punti chiave.
Vediamoli:

Miglior prezzo di vendita
Al momento dell'esproprio, la banca si deve impegnare a ottenere, dalla vendita dell'immobile, la cifra migliore, indipendentemente dal debito residuo. Nel caso in cui l'immobile, per forza maggiore viene venduto a una cifra minore rispetto a quella del mutuo contratto, il debitore sarà comunque in pari con la banca e non dovrà più corrisponderle niente. Nel caso contrario invece, conserverà il diritto a vedersi riconosciuta la plusvalenza.

18 rate da concordare
Le 7 rate non pagate o pagate in ritardo diventano un numero da concordare, 18 rate o una percentuale decisa al momento della sottoscrizione. Il ritardo non viene più considerato. Inoltre le 18 rate devono essere consecutive per dare il diritto all'esproprio. Se ci si aggiunge la possibilità, generalmente garantita, di poter sospendere il mutuo per qualche mese, il contraente non si troverebbe a dover decidere tutto e subito con la spada di Damocle sulla testa. Se ad esempio perde il lavoro e non può permettersi il mutuo, può sospenderlo e intanto attendere di trovare una nuova occupazione oppure mettere in vendita l'immobile.

Nessuna retroattività
Questo tipo di accordi devono essere sottoscritti in modo bilaterale fra banca e debitore.
Il debitore dev'essere informato con la massima trasparenza e verrà formato insieme a un consulente. Avrà l'ultima parola prima della vendita dell'immobile da parte della banca. Da escludere quindi, che questo decreto trovi applicazione sui mutui già erogati.

In questo modo, le banche saranno sì garantite dal debitore moroso ma almeno non ci metterà in ginocchio con chi disgraziatamente si trova in una condizione economica difficile (su tutti, la perdita del lavoro).
L'aspetto positivo è che, come fa notare Padoan, il numero di espropri relativi al mancato pagamento delle rate del mutuo è sceso del 22% dal 2013 al 2015.

E noi ci auguriamo che questo trend prosegua.

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