lunedì 13 giugno 2016

Le buone notizie dell'efficienza energetica



Perché quando si compra un qualsiasi elettrodomestico (lavatrice, frigorifero, televisore ecc.) si pone così tanta attenzione alla classe energetica?
Perché siamo disposti a pagare un premium price per un prodotto che, a parità di prestazioni, offre una classe energetica migliore (a volte anche da A+ ad A++ si percepisce la differenza)?

Perché probabilmente sappiamo che quel piccolo investimento iniziale che ci viene richiesto, sarà ripagato dai consumi ridotti dell'elettrodomestico stesso.

Giusto.
E perché invece, quando parliamo di un edificio (solitamente la casa in cui si decide di abitare una parte considerevole della nostra vita), questo ragionamento non si attiva o quantomeno, rimane molto marginale?

Nonostante le agenzie immobiliari siano state obbligate, da qualche anno, a indicare la classe energetica sugli immobili in vendita, gli acquirenti sembrano non far minimamente caso a quella lettera (solitamente G o F per gli edifici non nuovi)
All'atto pratico, una classe energetica G, rispetto a una classe energetica A ha consumi decisamente maggiori che il proprietario si troverà a ripagare (dilazionati) fra bollette del riscaldamento e dell'energia elettrica.

Nell'attesa che la domanda cominci a percepire l'importanza di questo aspetto, si può notare come, in Italia gli investimenti per l'efficienza energetica stiano crescendo (a ritmo basso ma costante) del 14% annuo dal 2012.

Merito anche delle detrazioni fiscali del 65% che in questi anni hanno raggiunto contemporaneamente tre obiettivi:

Leggi anche: Tutto sugli incentivi casa 2016


1) Aiuto alle famiglie e accesso a credito

Grazie agli incentivi, le famiglie possono prendersi in carico dei lavori di ristrutturazione altrimenti proibitivi (o eseguibili attraverso elusioni fiscali).
Grazie anche ai tassi di mutuo bassi e alle agevolazioni per le giovani coppie si è rimesso in moto un meccanismo che lentamente potrà contribuire al rilancio dell'edilizia.

Leggi anche: Bonus per le giovani coppie

2) Rilancio del settore edile

L'edilizia, è stato ribadito più volte, è il volano della nostra economia, per questo, far ripartire l'edilizia, significa far ripartire il Paese.
L'accesso al credito e gli incentivi a spenderlo nel settore edile ha avuto delle ricadute importanti sull'intero mercato.
Se nel 2014 la crescita del settore immobiliare era dettata dall'ingresso in vigore di alcune modifiche del sistema catastale, la conferma dell'anno appena trascorso non può essere altro che un segnale decisamente positivo.
Una ripresa flebile in attesa di conferme ma che comunque fa ben sperare.
Prezzi bassi e mutui a tasso agevolato hanno esteso la ripresa delle compravendite, dai ceti più abbienti (il lusso non ha conosciuto crisi) alla cosiddetta classe media.

3) Ammodernamento edifici

Le persone che tornano a fare lavori in casa e le aziende che riprendono a lavorare non è solo un buon segnale per il nostro tempo ma anche per il futuro.
Gli edifici cui non viene eseguita alcuna manutenzione si degradano e si svalutano, col tempo sono sempre più difficili da vendere. Chi si è messo in carico una valorizzazione fra qualche anno, quando la crisi sarà ormai alle spalle, quando i compratori effettivamente valuteranno la classe energetica di un edificio come valutano quella di un elettrodomestico, allora si vedrà il ritorno effettivo dell'investimento. E si potrà invece vedere come dovrà comportarsi colui che ha preferito non spendere, quanto gli sarà costato, quel risparmio.
Un edificio moderno oltre al mercato (presente e futuro) fa bene anche al clima perché non dimentichiamo che una casa che consuma meno è anche una casa che inquina di meno.

Per qualsiasi dubbio riguardo a queste tematiche, il Governo ha messo a disposizione un sito web chiaro su tutto ciò che c'è da sapere quando si vuole acquistare o ristrutturare casa.

Se volete parlarci di persona scrivete sulla nostra pagina Facebook o inviateci una e-mail.





giovedì 10 marzo 2016

Facciamo luce sul decreto mutui


Qualche giorno fa, l'ipotesi di mettere mano ai contratti di mutuo ha scatenato il panico nonché l'ira delle opposizioni (Lega e M5S in particolare).

Si parlava di una clausola, retroattiva anche sui mutui già in essere, che permetteva alla banca di vendere l'immobile sul mercato dopo appena 7 rate non pagate o in ritardo, 7 rate che potevano essere anche non consecutive.
Non solo, ma qualora il valore di vendita fosse stato inferiore al valore del mutuo, il debitore sarebbe stato non solo sfrattato da casa, ma avrebbe dovuto continuare a pagare alla banca la differenza.
L'ennesimo aiuto alle banche?

Va bene tutelarle le banche dall'insolvenza ma nell'ipotesi di un mutuo di 100 mila euro, con una rata mensile di 4-500 euro, 7 rate non pagate sarebbero meno del 4%. Può davvero, un debito irrisorio (3500€ nell'esempio) rischiare di mettere in ginocchio una banca, specialmente in prossimità della scadenza del mutuo, quando ormai il grosso degli interessi è già stato pagato?
E se la banca sfruttasse questa clausola per (s)vendere l'immobile a una società amica, continuando a farsi pagare dal debitore?
Uno scenario inquietante.

In questo clima chi mai si fiderebbe più? Ha senso una manovra del genere, in un momento in cui, con molta fatica, il mercato immobiliare sta ripartendo?

Leggi anche: ripresa flebile

La proposta di decreto è cambiata nei punti chiave.
Vediamoli:

Miglior prezzo di vendita
Al momento dell'esproprio, la banca si deve impegnare a ottenere, dalla vendita dell'immobile, la cifra migliore, indipendentemente dal debito residuo. Nel caso in cui l'immobile, per forza maggiore viene venduto a una cifra minore rispetto a quella del mutuo contratto, il debitore sarà comunque in pari con la banca e non dovrà più corrisponderle niente. Nel caso contrario invece, conserverà il diritto a vedersi riconosciuta la plusvalenza.

18 rate da concordare
Le 7 rate non pagate o pagate in ritardo diventano un numero da concordare, 18 rate o una percentuale decisa al momento della sottoscrizione. Il ritardo non viene più considerato. Inoltre le 18 rate devono essere consecutive per dare il diritto all'esproprio. Se ci si aggiunge la possibilità, generalmente garantita, di poter sospendere il mutuo per qualche mese, il contraente non si troverebbe a dover decidere tutto e subito con la spada di Damocle sulla testa. Se ad esempio perde il lavoro e non può permettersi il mutuo, può sospenderlo e intanto attendere di trovare una nuova occupazione oppure mettere in vendita l'immobile.

Nessuna retroattività
Questo tipo di accordi devono essere sottoscritti in modo bilaterale fra banca e debitore.
Il debitore dev'essere informato con la massima trasparenza e verrà formato insieme a un consulente. Avrà l'ultima parola prima della vendita dell'immobile da parte della banca. Da escludere quindi, che questo decreto trovi applicazione sui mutui già erogati.

In questo modo, le banche saranno sì garantite dal debitore moroso ma almeno non ci metterà in ginocchio con chi disgraziatamente si trova in una condizione economica difficile (su tutti, la perdita del lavoro).
L'aspetto positivo è che, come fa notare Padoan, il numero di espropri relativi al mancato pagamento delle rate del mutuo è sceso del 22% dal 2013 al 2015.

E noi ci auguriamo che questo trend prosegua.

Leggi anche: bonus per l'acquisto della casa









lunedì 22 febbraio 2016

ITALIANI SEMPRE MAMMONI


Ovunque ormai si sente parlare di ripresa, una ripresa flebile ma pur sempre una ripresa. Uno dei segni più tangibili del fatto che la crisi non è ancora del tutto superata è rappresentato dal numero di giovani che vivono a casa con i genitori.

Leggi anche: cosa si intende per ripresa flebile?

In Italia, il numero di ragazzi fra i 18 e i 34 anni che convive con i genitori è pari a 2/3. Il confronto con gli altri paesi dell'UE è impietoso: in Germania, Inghilterra e Francia non si arriva nemmeno alla metà (rispettivamente 42,3% per la Germania e 34,2% per Francia e Inghilterra).

Il dato più più preoccupante, però, è che questo trend è in crescita. Nel 2008, infatti, i giovani italiani a casa con mamma e papà erano il 60%*

La statistica dice che i giovani restano a casa laddove il Pil è più basso, dove la disoccupazione impera e dove non esistono misure welfare oltre le paghette di nonni e genitori.
Verrebbe da dire che certo, se i giovani non riescono a trovare lavoro, non riusciranno mai a raggiungere una propria indipendenza economica per staccarsi dal nido.
E anche qui l'EuroStat arriva a smontare questa logica: anche i giovani con un'occupazione, in Italia, rimangono a casa con i genitori.

Forse a causa della precarietà del mondo del lavoro?

O forse è proprio un vizio.

Ecco come ci vedono all'estero: italiani sempre mammoni!

*fonte: EUROSTAT

Chi potrà usufruire del bonus mobili? Pochi!


All'interno della Legge di Stabilità esistono varie iniziative bonus (ne parliamo in tutto sugli incentivi casa 2016) per incentivare compravendite di immobili, ristrutturazioni per migliorare l'efficienza energetica o abbattere le barriere architettoniche e altro ancora. La ciliegina sulla torta sembra essere rappresentata dal bonus mobili per le giovani coppie, un incentivo che può arrivare a coprire le spese per l'acquisto fino a 4 mila euro.

La volontà di estendere l'incentivo anche alle coppie non sposate è senza dubbio lungimirante visto che in Italia il 46% dei ragazzi fra i 25 e i 34 anni, vive ancora in casa con i genitori (cifre incredibili, specie se paragonate con quelle degli altri paesi europei).

Però...
I vincoli messi in essere dalla Legge stessa, rischiano di rivelarsi un boomerang e trasformare questa lodevole iniziativa in un privilegio per pochi.

Il primo vincolo è che almeno uno dei due membri della coppia deve avere meno di 35 anni, il che riduce un bel po' la platea. Però ci può stare, in fondo è riferito solo a uno dei due membri e, diciamo la verità, a 36 anni si è considerati ragazzi sono in Italia.

Il primo vero grande vincolo è legato al fatto che la giovane coppia deve acquistare la casa che andrà ad abitare. Se la giovane coppia decide di andare a convivere in una casa già di loro proprietà, vengono meno i requisiti.

L'ostacolo che, a nostro avviso, rischierà di trasformare la bella iniziativa in un flop, è legata alla convivenza. La coppia infatti, per poter usufruire del bonus, non solo deve acquistare la casa ma precedentemente deve aver convissuto per un periodo di almeno tre anni: ovvero regolare residenza sotto lo stesso tetto.

Riassumendo. Se una ragazza di 35 e un uomo di 40 anni decidono di fare il grande passo, sposarsi,  acquistare casa e arredarla con mobili ed elettrodomestici... rischiano di non accedere all'incentivo se non possono dimostrare di aver convissuto sotto lo stesso tetto nei precedenti tre anni.

Sarebbe veramente una beffa.





BONUS MOBILI PER I GIOVANI


Fra le più importanti novità degli incentivi della Legge di Stabilità è sicuramente da segnalare il bonus per l'acquisto dei mobili.

Leggi anche: Tutto sugli incentivi casa 2016

Un bel contributo con tetto fissato a 8 mila euro, rivolto a tutte le giovani coppie che, a seguito dell'acquisto della prima casa, decidono di arredarla. All'interno dell'incentivo anche tutti gli elettrodomestici di classe A+.

Quando si parla di giovane coppia, si intende quella in cui, almeno uno dei due partner abbia meno di 35 anni, non è previsto il vincolo di matrimonio; si può trattare quindi, anche di una coppia di fatto purché conviva da almeno 3 anni.

Il bonus è pari al 50% delle spese sostenute, quindi potrà coprire fino a un massimo di 4 mila euro.

Se prima era necessario, per usufruire del bonus, di alcuni interventi di ristrutturazione dell'immobile stesso, adesso questo vincolo viene meno. La coppia acquista casa e gode immediatamente dell'incentivo mobili.

Per saperne di più sul bonus mobili leggi anche: chi può usufruire del bonus mobili?


TUTTO SUGLI INCENTIVI CASA 2016




Sono state confermate anche per il 2016 le detrazioni fiscali per gli interventi sulla propria casa.

Fra le spese detraibili, tutte quelle volte ad aumentare il livello di efficienza energetica e diminuzione dell'impatto ambientale (es. sostituzione amianto) ma anche ristrutturazioni e bonus mobili.


Si può richiedere la detrazione del 65% delle spese sostenute per la sostituzione di porte e infissi, installazione impianti di climatizzazione, caldaie, pannelli solari e altro ancora, come ad esempio l'installazione di dispositivi che da remoto, permettano il controllo degli impianti di riscaldamento.

La detrazione del 50% invece riguarda le ristrutturazioni edili fino a un massimo di 96 mila euro, con particolare attenzione a tutti quegli interventi volti ad abbattere le barriere architettoniche (o anche solo a ridurre il rischio di infortuni domestici) e a favorire l'utilizzo dell'energia rinnovabile (es. impianti fotovoltaici).

La novità di questa Legge di Stabilità, riguarda il bonus mobili per le giovani coppie (anche non sposate) di cui abbiamo già parlato nel post: bonus mobili per i giovani.





mercoledì 13 gennaio 2016

Bilancio 2015

Aggiornamento ISTAT

Luglio, agosto e settembre 2015 hanno fatto registrare un +8,4% sul numero di accordi e contratti notarili di compravendita rispetto agli stessi mesi del 2014. La quasi totalità di questi atti sono per immobili di tipo abitativo (93%). 

Di pari passo, crescono anche i mutui (+29% sul 2014) a tassi agevoli.

In controtendenza sono invece le aste immobiliari che diminuiscono.

E menomale.