Perché quando si compra un qualsiasi elettrodomestico (lavatrice, frigorifero, televisore ecc.) si pone così tanta attenzione alla classe energetica?
Perché siamo disposti a pagare un premium price per un prodotto che, a parità di prestazioni, offre una classe energetica migliore (a volte anche da A+ ad A++ si percepisce la differenza)?
Perché probabilmente sappiamo che quel piccolo investimento iniziale che ci viene richiesto, sarà ripagato dai consumi ridotti dell'elettrodomestico stesso.
Giusto.
E perché invece, quando parliamo di un edificio (solitamente la casa in cui si decide di abitare una parte considerevole della nostra vita), questo ragionamento non si attiva o quantomeno, rimane molto marginale?
Nonostante le agenzie immobiliari siano state obbligate, da qualche anno, a indicare la classe energetica sugli immobili in vendita, gli acquirenti sembrano non far minimamente caso a quella lettera (solitamente G o F per gli edifici non nuovi)
All'atto pratico, una classe energetica G, rispetto a una classe energetica A ha consumi decisamente maggiori che il proprietario si troverà a ripagare (dilazionati) fra bollette del riscaldamento e dell'energia elettrica.
Nell'attesa che la domanda cominci a percepire l'importanza di questo aspetto, si può notare come, in Italia gli investimenti per l'efficienza energetica stiano crescendo (a ritmo basso ma costante) del 14% annuo dal 2012.
Merito anche delle detrazioni fiscali del 65% che in questi anni hanno raggiunto contemporaneamente tre obiettivi:
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1) Aiuto alle famiglie e accesso a credito
Grazie agli incentivi, le famiglie possono prendersi in carico dei lavori di ristrutturazione altrimenti proibitivi (o eseguibili attraverso elusioni fiscali).
Grazie anche ai tassi di mutuo bassi e alle agevolazioni per le giovani coppie si è rimesso in moto un meccanismo che lentamente potrà contribuire al rilancio dell'edilizia.
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2) Rilancio del settore edile
L'edilizia, è stato ribadito più volte, è il volano della nostra economia, per questo, far ripartire l'edilizia, significa far ripartire il Paese.
L'accesso al credito e gli incentivi a spenderlo nel settore edile ha avuto delle ricadute importanti sull'intero mercato.
Se nel 2014 la crescita del settore immobiliare era dettata dall'ingresso in vigore di alcune modifiche del sistema catastale, la conferma dell'anno appena trascorso non può essere altro che un segnale decisamente positivo.
Una ripresa flebile in attesa di conferme ma che comunque fa ben sperare.
Prezzi bassi e mutui a tasso agevolato hanno esteso la ripresa delle compravendite, dai ceti più abbienti (il lusso non ha conosciuto crisi) alla cosiddetta classe media.
Le persone che tornano a fare lavori in casa e le aziende che riprendono a lavorare non è solo un buon segnale per il nostro tempo ma anche per il futuro.
Gli edifici cui non viene eseguita alcuna manutenzione si degradano e si svalutano, col tempo sono sempre più difficili da vendere. Chi si è messo in carico una valorizzazione fra qualche anno, quando la crisi sarà ormai alle spalle, quando i compratori effettivamente valuteranno la classe energetica di un edificio come valutano quella di un elettrodomestico, allora si vedrà il ritorno effettivo dell'investimento. E si potrà invece vedere come dovrà comportarsi colui che ha preferito non spendere, quanto gli sarà costato, quel risparmio.
Un edificio moderno oltre al mercato (presente e futuro) fa bene anche al clima perché non dimentichiamo che una casa che consuma meno è anche una casa che inquina di meno.
Per qualsiasi dubbio riguardo a queste tematiche, il Governo ha messo a disposizione un sito web chiaro su tutto ciò che c'è da sapere quando si vuole acquistare o ristrutturare casa.
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